e così finirono le vacanze anche per te. per parte mia, potevi perpetrarla sta vacanza, così mi sarei potuta evitare tutta la trafila che ne consegue. perchè sì, avevo subodorato qualcosa, ma ancora non avevo totalmente preso atto del fatto che non ti avrò più a pochi centimetri di distanza, che non ti vedrò più arrivare ogni mattina con la faccia ancora sul cuscino, che non mi fisserai più di proposito sapendo che mi fai ridere, che non potremmo più trattarci male in segno d'affetto, che non starò più a fissare quella curva aspettando di vederti spuntare, che non mi starai più addosso, che non ce la rideremo più come matti RIGOROSAMENTE a discapito degli altri, che non faremo più discorsi che ci prendevano totalmente tanto che dovevano anche dirci di star zitti perchè parlavamo come se ci fossimo solo noi al mondo, che non fingerò più di essere arrabbiata, che non vedrò più la tua faccia di culo sorridermi, che non vedrò più la tua faccia di culo respirarmi quasi sulla bocca, che non vedrò più la tua faccia di culo.
a volte le cose non succedono, ma si sentono. è come quando sei sul divano tu, il tuo uomo & la tua amica, vai in cucina per perndere da bere & quando torni li trovi che parlano, giocondi & protesi l'uno verso l'altro che nemmeno s'accorgono di te, allora lo capisci, anche se non è successo [ancora] nulla, realizzi che lui è un pesce preso con la botta & lei è sulla buona strada per essere da te catalogata come TROIA INFAME. donna, insomma.
ed è proprio quello che successe, quando venni a vedere com'erano andate le cose. e me lo ricordo ancora, gesù se me lo ricordo, che io stavo andando via, scendendo le scale, e tu dalla cima della rampa mi chiami, io mi fermo e mi dici: grazie di tutto. niente, dico io, scendendo le scale & guardando a terra. e tu di nuovo, urlandolo: grazie! io di nuovo, urlandolo: niente! ... e capii.
quando ti chiedi quand'è che cominciò? poi lo capisci. cazzo, dici. magari non lo dici, ma lo pensi.
