martedì, 30 settembre 2008
"Ma siamo nel 2008!"
E quindi? Il 2008 è l'acme del progresso, il punto massimo dell'evoluzione? Siamo nel 2008, embè? Poteva essere anche nell'anno Mille, per quanto mi riguarda.
martedì, 23 settembre 2008
C'è un sacco di gente, ma un sacco enorme, che un tempo erano dei punti di riferimento. No, non di riferimento, tantomeno dei punti fermi, erano solo dei punti. In sostanza, molte di queste persone io, ora, non so nemmeno se vagano su questo pianeta o meno. E ci penso tante volte, penso che oggi ho voglia di parlare con persone che tra nemmeno troppo tempo faranno la stessa fine degli altri. Un pò perchè così va, un pò perchè è colpa mia.
Poi penso a te, penso che inevitabilmente finiremo chissà dove, a distanza di dio sa quanti km e, terribilmente, forse ci sembrerà anche una cosa naturale. Alzeremo le spalle. Poi penso a quando, prematuramente, già stava per succedere ma per fortuna [?] così non fu. Poi penso che faremo la nostra vita, fregandocene altamente l'uno dell'altro, pensandoci ogni tanto, quando sentiremo qualche canzone, qualche parola detta male, quando sentiremo parlare di questa città e ne vedremo le immagini in tv e penseremo che lì, noi, ci siamo stati insieme.
Poi. Poi però penso anche che io non potrò mai fare questa fine. Io non potrò mai vivere così sconsideratamente. Io ho una cosa che non mi permetterà mai più di non pensarci. Ed anche io dovessi non pensarci, me lo ricorderebbe un qualunque curioso alle mie spalle. Mah, forse è un bene che sia così nascosto, ai miei occhi intendo. Fu da scellerati, ma lo feci senza pensarci troppo e, ad oggi, non credo sia stato uno spreco, un'esagerazione, un atto superficiale.
Non so, è una cosa che per un verso mi agita, per un altro mi tranquillizza. Mi vien da pensare che, a volerlo, è possibile non dimenticare le persone.
domenica, 21 settembre 2008
Una persona è colpevole del proprio disinteresse verso altre cose/persone (che potrebbero essere anche lo stesso)?
Mah, intanto faccio mio il compromesso storico (storicissimo, epocale), patteggio col nemico. Sarà che non è che si può per sempre far così, a tutto c'è un limite e questa specie di drôle de guerre ha sufficientemente superato i limiti di quello che era il suo percorso fisiologico sforando nel patologico (ma anche pathos-logico). Tutti ciò, ossia l'evidente stato di alienazione di cui pare soffrire qualcuno che non sono io, si è reso manifesto grazie allo spettacolo di sprezzanti playlist in cui figuravano contemporaneamente Zero Renato, Carrà Raffaella, sigle di cartoni animati ai più sconosciuti (segno evidente di un'infanzia drammaticamente segnata), versioni techno-hardcore di "Con te partirò" e niente, voglio fermarmi qui. Ah, Boy George. Chi, tra coloro che millantano una coscienza a questo mondo, non sarebbe intervenuto?, mi chiedo.
(ma i cazzi propri, mai? no, non è nostro uso)
martedì, 16 settembre 2008
Pensavo che sì, in effetti sono le 5.35 e potrei far altro. Però. Cioè, che io è vero che mi chiedo da tempo immemore che diavolo di fine può mai aver fatto Malcolm McDowell, però insomma. Mortacci.
Poi volevo sapè. Ma quanno ve ne annate? Che ogni tanto co sta storia "io emigrerò, io partirò, paese demmerda, il viaggio della mia vita, troverò me stesso che qua me pare che mamma mia, ciaocari, a burini, a provinciali" e poi state tutti qua, più precisamente vi siete messi tutti davanti a me questa mattina. Non sono solita associare ma nemmeno inserire all'interno dello stesso periodo i concetti di "bello" e di "esame universitario", ma mi convinco sempre più che la cosa più bella, appunto, degli esami all'università sia tutto il tempo che precede l'esame vero e proprio. Ne senti e ne vedi di tutti i colori, le migliori sono comunque le mirabolanti avventure dei fuoricorso, perchè quando tu, allieva non fuori corso, ti senti dire in seduta d'esame che "è la nona volta (nona come nove, 1 2 3 4 5 6 7 8 9) che provo quest'esame", cosa vuoi rispondere? Comunque, dato che esattamente il giorno in cui io devo farlo, un esame, i trasporti in Nord Africa decidono di variare ogni percorso in modo che qualunque punto con essi raggiungibile disti dalla mia meta finale almeno centomila kilometri (più o meno, in linea d'aria), mi perdo tutto il preambolo, tutti i racconti dei miei amati studenti fuoricorso. E tutto questo non va bene, mi mette molto di cattivo umore. In realtà non voglio dare ogni colpa ai trasporti del Nord Africa, voglio dare la colpa anche a quella porzione di umanità che ha ulteriormente rallentato la mia marcia: i vecchi. Deambulate, maledizione, DEAMBULATE. O morite. A quel punto, le scelte estreme erano due: a) bestemmiare; b) pregare iddio di incenerirli, senza chiaramente interferire col mio cammino. Ho scelto la cosa più difficile. Non ha funzionato. Ergo, la prossima volta bestemmio.
Ma tutto ciò a che fine? Nessuno, però volevo saperlo: quanno ve ne annate mpò?
domenica, 14 settembre 2008
Ah. La forza delle parole.
:)
sabato, 13 settembre 2008
piuttosto torna fango... sì, ma torna.
Magari, io, non ne voglio di certezze. Magari a me andrebbe bene qualsiasi cosa. Purchè di riprovare, purchè di non restare così, con tutto questo sospeso. Con tutto quel sarebbe potuto, avremmo potuto. Dico magari, eh. Magari invece no.
Magari ci si riprova e scopro di odiarti. Magari mi ritorna tutto su e mi viene voglia di vomitare. Sul serio, davanti a te. Su di te.
Va da sè che ognuno ha il proprio modo di sentirsi confuso o, per meglio dire, il proprio modo di confondersi le idee da solo (pleonastico), per ritrovarsi così nella posizione comodissima, tra l'altro, di colui che ha mille pensieri, che non riesce a decidersi, mica è colpa sua. E' confuso.
Il professionismo con cui si riesce a trovare sempre un capro espiatorio, una causa esogena che giustifichi ogni mancanza di buon senso. Tutto pur di non riconoscere in sè stessi l'archè dei propri errori.
Quindi sì, ma anche un pò no.
lunedì, 08 settembre 2008
Non ha molto senso che ora mi metta così, di punto in bianco a scrivere chissà quale amenità. Ma m'interessa? No. Metto anche le maiuscole adesso, la senilità.
Sancisco definitivamente l'esistenza inquietante in me di una sinistra abilità che mi consente di rendere la più normale ed equilibrata delle persone un vero scellerato da base di ricovero immediato. Non so, trattasi di un lento ma irreversibile cammino verso la trasformazione o meglio la trasfigurazione in uomo delle caverne. Che se fossi un uomo, sarebbe esattamente la mia descrizione sputata.
No basta, mi son già stancata.